17. UTMB

L’attesa del piacere è essa stessa il piacere, recitava il famoso sonetto di Gotthold Ephraim Lessing. Siamo agli sgoccioli oramai, manca solo, si fa per dire, la gara per la quale abbiamo faticato, sudato, manca l’evento che abbiamo più volte sognato. Forse non ci siamo resi conto di tutto il percorso fatto finora, la fatica l’abbiamo fatta eccome, anche qualche scaramuccia e di sicuro parecchio stress, ma queste sono cose che si dimenticano in fretta.

Siamo lungo l’autostrada che ci porta a Chamonix, passiamo per un istante, che pesa come 114km sulle gambe, attraverso l’anfiteatro morenico, teatro di una delle gare che assegnavano i punteggi UTMB. Inutile raccontare come anche solo vedere certi posti fa riaffiorare alla mente sensazioni e momenti ben incisi nella memoria. Non siamo qui per rivivere nostalgici passati gloriosi, siamo qui per chiudere il cerchio, siamo qui per fare il Monte Bianco.  Abbiamo preso i punti, ci siamo iscritti e siamo stati scelti, tutto diretto e forse per certi versi immeritato, c’è gente che ci prova per anni.

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Appena inizi a viaggiare verso le montagne il tempo assume un peso diverso, sembra voler rallentare per lasciarti assaporare ciò che è realmente essenziale. L’ultima curva prima del traforo ci lascia a bocca aperta. Per fortuna c’è una coda di un ora, il giorno è limpido, tremendamente limpido, davanti a noi maestoso, imperturbabile e possente c’è lui, il Monte Bianco. Più lo si osserva e più lo si vuole osservare, è capace di attirare tutte le attenzioni su di se, svetta tra le altre cime, l’unica ricoperta da un manto bianco spesso e impenetrabile.

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Dall’altra parte del tunnel c’è Chamonix, qui le cose cambiano e si avverte il clima di gara, tutta la popolazione sembra attendere questo evento, del resto la città e i paesi limitrofi si paralizzano, attendono ed esaltano il passaggio di questo treno di persone, che diciamolo, di normale hanno forse poco.

Il clima è quello da ultimo giorno di scuola, però ad attenderci c’è l’esame, l’entusiasmo è palpabile e la voglia di partire oramai non si contiene.

Alex il più “navigato” ,in rete, ha trovato un appartamento a Les Houches, la cosa strana è stata che l’indirizzo era sbagliato e oltre ad aver pagato in anticipo e con cospicua caparra, in mano non avevamo altro che un numero di telefono, al quale, peraltro,  non rispondeva nessuno. Inutile dire che per qualche attimo, lungo davvero tanto, Christian e Stefano si erano già visti pernottare in macchina per due notti, bell’inizio. Per fortuna all’ultimo tentativo al telefono risponde una signora che ci guida fino all’apprtamento. Senza scendere nei dettagli (non ha senso) è preferibile apostrofare l’immobile come ha fatto un nostro caro amico:”a par na sauna”, grazie Piero.

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Finalmente con un tetto sicuro e rilassati ci prepariamo tecnicamente e fisicamente alla gara, con tre birre medie e davvero tanto formaggio. Si sa, non siamo professionisti, e vuoi il clima montano, vuoi la marea di gente presente nei paesi, “lasciarsi andare” al bar diventa cosa facile, detto fatto. Conosciamo un trailer tosto, lui di corsa ne sapeva parecchio, qualche parola assieme e qualche consiglio ci ha caricato ancora di più.

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Il ritiro dei pettorali ci catapulta a pieno nell’ambiente trail, a Chamonix c’è il mondo, c’è davvero. Decidiamo di riposare il più possibile prima della partenza, prevista venerdì alle 18:00. Passiamo il tempo a riorganizzare il materiale e dormire, streatchare ,mangiare e dormire ancora. Arriva non troppo velocemente il giorno della partenza.

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L’importanza, se così la possiamo definire, di una gara, la si capisce alla partenza, dai numeri,  87nazioni rappresentate, 2300 partenti, 3 stati attraversati, la montagna più alta d’Europa a far da cornice. Il quadro inizia a definirsi ed è forse migliore di ogni aspettativa, è un quadro stupendo, che, nel momento esatto della partenza ti carica come non mai. Corriamo i primi 8 km, di pianura, gli unici di tutta la gara, tra due muri di persone che applaudono, incitano e caricano tutti gli atleti. Non abbiamo mai partecipato ad una cosa simile, la fatica della corsa lascia spazio alla fatica di trattenere le lacrime. Con il tempo e le esperienze fatte fin ora abbiamo capito che non serve sempre essere concentrati nel risultato, serve anche sopravvivere di quegl’istanti momentanei che ti caricano, questo era uno di quelli, e ce lo siamo vissuti a pieno.

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La gara vera partiva dagli 8km, la prima salita. Molto professionalmente ci siamo muniti dell’altimetria, 170 km sono tanti e ragionare a piccoli passi, conquistare uno scollinamento alla volta alleggerisce, almeno mentalmente, il tutto.

Al secondo ristoro è già notte e per ora siamo ancora assieme. Già iniziano a cadere, vittima di una giornata no, i primi atleti, noi resistiamo bene, sappiamo che la notte è lunga e in montagna può esserlo ancora di più, poco male, la viviamo passo passo e prima o poi il sole sorgerà, come sempre.  La notte passata su e giù a 2000 metri,  coccolati da un cielo stellatissimo , lascia il posto ad una tenue luce, è l’alba.

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I primi ristori del mattino sono sempre qualcosa di surreale, di notte corri da solo con te stesso, non ci sono distrazioni, fai i conti davvero con te stesso. Ma quando sorge il sole allora magicamente ti accorgi che c’è dell’altro, ci sono degli altri, e che talvolta proprio gli altri stanno come te.

Arriviamo a Courmayer all’incirca a mezzogiorno del giorno dopo la partenza, più o meno tutti assieme. Nella notte ci siamo separati, non di molto ,è vero, però quel che basta per fare ognuno “gara” a se. Prima di partire, senza tanti giri di parole ci eravamo detti che ognuno doveva fare il proprio viaggio personale, e se ci si incontrava per strada tanto meglio. Credete, certe esperienze, anche se partono di gruppo, rimangono questioni personali.  A Courmayeur siamo a metà gara. Il punto è cruciale perché ci arrivi che sei già fisicamente “alla frutta”, sono pur sempre 80km, ma devi avere abbastanza energie per concludere. Stefano si ferma poco, incontra Alex, ma parte subito, quest’ultimo lo segue poco dopo. Christian arriva molto rilassato, ha deciso di risparmiare il più possibile per la seconda parte. Purtroppo è stretto con i tempi di uscita dalla base vita e per colpa di un regolamento non letto e la troppa fiscalità della direzione viene squalificato. Solamente per 5 minuti. Immaginate arrivare alla gara che preparate da due anni, che in un certo senso vi ha fatto crescere e cambiare più di ogni altra esperienza, stare fisicamente bene, e essere squalificati per pochi minuti senza saperlo. Inutile continuare, sicuramente avete capito e vi state sentendo un po’ come lui. Grande comunque Christian.

Da Courmayer in poi sono 92 km, sempre in montagna, ma per fortuna i primi sono alla luce del sole, passano relativamente veloci. La questione cambia con l’arrivo della seconda notte. Già… la seconda notte.

Prima di questa gara avevamo gia corso di notte, avevamo gia provato la sensazione delle 24 ore insonni a correre, ma la seconda notte mai. Quando la luce scende e ti ritrovi nuovamente a fare i conti con te stesso diventa difficile, la stanchezza arriva ad una dimensione nuova.

Stefano è leggermente più avanti di Alex, sempre meno le persone con le quali condividere il viaggio, la questione diventa pesantemente personale. In questi momenti bisogna attingere dalle risorse mentali, è qui che come si sente dire, conta la testa.

Alex mentre corre si rende conto di non riuscire a seguire la direzione, gli occhi gli si chiudono sempre più spesso e il tempo non passa. Stefano inizia ad avere allucinazioni. E’ una cosa strana e difficile da spiegare, ma succede che pian pianino queste “visioni” si impossessano di te, dapprima sono controllabili, ma quando arriva la seconda alba sono predominanti. In momenti come questi sono due le alternative, o getti la spugna e ti accasci a terra per dormire sotto il primo albero oppure tieni duro perché prima o poi il sole risorge, come sempre. Questo è il caso di Alex e Stefano, tengono duro per fortuna, e passano la seconda notte.

All’alba ormai è fatta. Da li all’arrivo, manca sempre meno, ormai si ragiona a ore, non più a chilometri. Le ultime due asperità sono le più dure, non si capisce se perché sono le ultime o perché realmente le più toste, fatto sta che per superarle ci si appella solamente al desiderio di arrivare.

Ormai Alex e Stefano sono in una dimensione diversa, 40 ore di corsa in montagna ti cambiano, volente o nolente, parti che sei una persona e arrivi che sei diverso. Gli ultimi 2 km sono di liberazione. La civiltà si rimpossessa del paesaggio, le persone ti incitano, è incredibile, incitano uno ad uno tutti i finisher, c’è una sorta di rispetto profondo verso chi ce la fa, non importa che tu sia il primo o l’ultimo, è come se tutti sapessero che in realtà sei li per farcela, che il tuo scopo è arrivare, che il tuo Monte Bianco l’hai fatto.

All’arrivo ad attenderci c’è tanto, e non stiamo parlando solo della gente, della festa e della felicità. All’arrivo c’è la conclusione di un progetto, iniziato quasi per scherzo, ma mai mollato, c’è la consapevolezza che veramente tutto è possibile, basta crederci. C’è la voglia di gridare al mondo di alzarsi, di uscire dai margini di sicurezza, che oltre quel muro c’è un mondo, c’è la voglia di dire a voce grossa di prendere in mano i propri sogni e combattere per realizzarli, insomma, c’è la voglia di dire 0-169!!!!

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16. Trail del cinghiale

Sono passati un paio di giorni dalla nostra ultima fatica. Questa volta solo per  Christian e Stefano perché Alex aveva già ottenuto i punti e ormai già da un mese è in prospettiva UTMB.
La trasferta inizia venerdì, siamo in provincia di Ravenna, a farci da cornice gli Appennini Tosco-emiliani. La direzione di gara ha messo a disposizione alcuni posti letto per gli atleti, infatti essendo una delle ultime gare ad assegnare i punti necessari all’UTMB, nelle ultime settimane è stata presa letteralmente d’assalto, e molti atleti vengono addirittura dall’estero. Inutile soffermarci sulla nottata passata in tenda a -1, diciamo che l’adattamento alla sopravvivenza è partito con un giorno di anticipo.
Alla partenza gran sorpresa nel ritrovare Ivan Geronazzo, qualche chiacchiera per dimenticare il freddo, davvero tanto, e via. Sia parte.
Gli Appennini sono estremamente diversi dalle nostre amate montagne, noi siamo abituati per vicinanza a godere del fascino delle dolomiti, dell’altitudine, delle rocce rosa al tramonto e di quella che Alex più volte ricorda essere “l’energia delle dolomiti”.
Già dai primi scollinamenti si intuisce quanto siamo immersi nella natura selvaggia, non una strada, non un paese o una casetta nello sfondo, solo ed esclusivamente colline e boschi a perdita d’occhio.

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Tutto fantastico, ancor più per la splendida giornata che ci accompagna. A tratti si respira anche un’ aria diversa, quasi marina, di macchia mediterranea. La gara nonostante il dislivello e la lunghezza risulta essere più veloce di quanto pensavamo, tutto sommato neanche poi tanto faticosa… Badate bene, sono sempre 86km e 5000 di dislivello, ma sembra che ormai in quest’anno di allenamenti e gare ormai un po’ ci abbiamo fatto il callo a queste “cotte”.

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Da metà gara in poi a farci compagnia arrivano anche gli amici, gran carica in più anche questo. Più volte ci ricordiamo che è l’ultima fatica e che fatta questa ormai è finita.
Gli ultimi chilometri sono fatti con il cuore in un’incontenibile morsa di felicità, ormai è fatta pensiamo.
Tagliato il traguardo ci sentiamo liberi di un peso enorme.

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Quando siamo partiti con gli allenamenti sapevamo che sarebbe stata dura, e lo è stata davvero tanto, siamo anche cambiati più profondamente di quanto mai ci saremmo aspettati, ma negli ultimi due mesi abbiamo fatto i conti con la mancanza di voglia e l'”obbligo” di dover fare. Il coach poi non si è di sicuro risparmiato negli allenanti, a proposito grazie Ste. Ecco che questi ultimi mesi sono stati forse i più duri mentalmente. Non vedevamo l’ora di concludere per non pensarci almeno un po’.
Come scritto sopra sono passati un po’ di giorni, e sono proprio quelli che servono per realizzare quanto fatto. A conti fatti sono passati 11 mesi da quando abbiamo iniziato, l’obbiettivo stagionale era quello di prendere i punti, le possibilità di farcela poche, e la sfrontatezza per buttarsi tanta, a volte troppa. In 11 mesi con umiltà, dedizione e sacrificio siamo riusciti ad inanellare tutti gli obbiettivi, più di una caduta, per poi rialzarsi, il tutto guidati dal nostro coach che verso la fine quasi come un incubo appariva in forma di ripetute ed allenamenti. È una bella sensazione raggiungere gli obbiettivi, dà forza, coraggio e amplia la prospettiva. In questi mesi abbiamo capito che buttarsi in imprese a volte sconsiderate o incoscienti è bello, bello nei momenti belli e anche in quelli brutti. Alla base della conoscenza c’è senza dubbio l’esperienza, ed è in essa stessa che risiede la bellezza, che si raggiungano o meno gli obbiettivi in sostanza l’importante è aver dato davvero tutto, e noi questa volta l’abbiamo fatto. Non resta altro che goderci una piccola e meritata pausa invernale, sperando di avervi fatto venire voglia di provarci, qualsiasi sia la vostra impresa personale, perché comunque vada, è bellissimo!!!!!!

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15. Ultra trail lago d’Orta

Questa di oggi non è la storia di fatiche inenarrabili, di crisi insuperabili, ritiri o viaggi metafisici tra i monti. Quella di oggi è la storia di una gara che finalmente siamo riusciti ad interpretare al meglio, senza sottrarci ai momenti duri, sia chiaro, ma che con estrema lucidità abbiamo gestito. Quella di oggi è la storia della gara perfetta.

Omegna 16/10/2015. Questa trasferta parte con alcuni dubbi, sopratutto per Christian e Stefano che, reduci da un ritiro pesante all’ultima gara, non possono sbagliare il tiro. Più sereno invece Alex, per lui “solo” l’obbligo di arrivare entro il tempo limite, l’ultima fatica della stagione e poi il meritato riposo.

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La notte la passiamo in palestra, altri 200 atleti sono assieme a noi. Certa gente è organizzata da far paura, addirittura con il fornello da campeggio per far colazione la mattina, noi invece abbiamo Christian che con la sua stuoia da 5mm non si procura di certo l’invidia di nessuno. Quasi come dormire sull’asfalto.

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Alla partenza solita trafila. Ritrovo atleti, controllo materiale, molto meticoloso questa volta. Stefano per la prima volta sfoggia tutti gli elementi obbligatori più altri gadget, Christian ed Alex quasi non ci credono. Ai nastri di partenza incontriamo due giovani che si trovavano lì per caso, stavano rincasando dopo una serata piuttosto alcolica e dopo aver visto tutta quella gente hanno deciso di fermarsi, inevitabile qualche risata assieme a loro, sopratutto dopo il sincerissimo coro “DA TREVISO FINO AL MONVISO!!!” del resto fino a qualche tempo fa saremmo potuti essere decisamente nella stessa situazione.

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Sono le 5:00 e si parte. Da subito si fa tosta, dislivelli importanti accompagnano le prime due ore in notturna, per condurci fino al monte Mazzocone da dove scorgiamo l’alba che ci regala una vista mozzafiato, Alex si lascia prendere dall’emozione, quei posti gli ricordano Machu Picchu, dice.

Ci siamo messi in testa di non tirare, almeno fino al sessantesimo chilometro. Questo è piuttosto difficile perchè con l’aiuto della luce del giorno e i sentieri stupendi viene proprio voglia di spingere, è in questo momento che Alex si lascia andare ad un istante di sincerità, ha le gambe che stanno bene, dice, e vuole attaccare al sessantesimo, dice, si lo dice e basta per ora.Fantastico lo scollinamento al monte Croce, al chilometro 25, incontriamo la neve, la prima della stagione, fa freddo e tira vento, ma rimaniamo sempre piuttosto lucidi.

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A metà gara l’organizzazione ha messo a disposizione un “campo vita” dove ci si può fermare,  ristorare e cambiare abbigliamento e scarpe. Stefano ha deciso di seguire scrupolosamente i consigli di Fabio, mettere crema ai piedi per le vesciche, è motivato e ci da dentro, sopratutto con la crema. Sono più di nove ore che corriamo, e ci arriviamo tutti e tre con dieci minuti di differenza. La prima parte della gara è sicuramente la più dura, contiene circa 2/3 del dislivello totale. La seconda parte invece  più corribile, anche se a dire il vero dopo tutte quelle ore di corsa le gambe iniziano a farsi sentire pesanti. Non è un problema però perchè l’aver tenuto a freno l’esuberanza nei primi chilometri ci fa affrontare questa parte in modo più lucido e forse anche più rilassato.

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La gara procede sempre meglio, incredibilmente accusiamo pochissimo le ore di corsa, dove c’è da spingere si spinge un pò di più. Arriviamo al sessantesimo, è un ristoro ad indicarlo. Da questo punto in poi sono solo due le salite che possono dar fastidio, lo sappiamo perchè conosciamo molto bene il percorso sulla carta. Abbiamo anche l’entusiasmo e la consapevolezza di essere in forma, lucidi e di essere in rimonta. Tutto perfetto, anche per Alex che come annunciato prima sferra l’attacco. L’attacco più corto della storia. Dopo meno di 3 km ritorna in gruppo, affermando di aver sbagliato strada.

Le ultime due salite si fanno sentire, ma come detto le passiamo piuttosto bene, complice sicuramente il paesaggio fantastico, ma sopratutto grazie anche all’interpretazione che finalmente siamo riusciti a dare a gare del genere.

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Ci è servito quasi un anno, molte batoste e sopratutto tante crisi, ma finalmente ci siamo. Siamo abbastanza sicuri dei nostri mezzi sulla distanza, consapevoli che basta poco per non farcela, ma che se si usa bene la testa, si rimane umili e sopratutto si è consapevoli dei proprio limiti si riesce.

Ad oggi Alex ha totalizzato i punti che servono, per Stefano e Christian invece un’altra gara da portare a casa e speriamo che la prossima volta sia esattamente come questa, anzi meglio, perchè sarà l’ultima e finalmente tutti e tre potremmo festeggiare.

14. Morenic Trail

Una volta chiedemmo a Fabio quale fosse secondo lui la distanza che ci avrebbe fatto capire un po’ cos’è un ultratrail, lui, dopo averci pensato un po’ disse:” sopra i 100km è un’altra cosa”….

26/27 ottobre, Morenic trail, la nostra prima gara sopra i 100, ci sentiamo pronti dopo la trans d’Havet, infondo pensiamo sono solo 30 km in più e c’è meno dislivello, si infondo…

La gara si svolge nei pressi di Ivrea. Qualche milione di anni fa, durante l’era glaciale, un ghiacciaio che partiva dalla Val d’Aosta e si estendeva fino a Torino, ha formato un anfiteatro morenico della circonferenza di 114km, teatro ai giorni nostri del Morenic Trail.

Data la distanza abbiamo dovuto pernottare in ostello, ci hanno assegnato una camerata che abbiamo condiviso con Roberto e Fabio, due simpatici ragazzotti che partecipavano alla nostra stessa gara, ci ha sorpreso la leggerezza e la tranquillità con la quale partecipavano, ed in un certo senso ci ha anche contagiato.

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I ragazzotti, Roberto e Fabio

Alex reduce da un’intenso viaggio in india decanta le incredibili qualità rilassanti di un olio che ha comprato, afferma che basti solamente strofinarlo sulle meningi per scivolare coccolati tra le braccia di Morfeo. Gli altri entusiasti e subito incuriositi accettano di provarlo immediatamente, se non che Christian si accorge che quella boccetta di “magico elisir” non è mai stata aperta. Eh si a volte la convinzione fa miracoli, vero Alex?

Dopo la nottata passata liscia e una colazione perfetta siamo alla partenza. Il clima è giusto per una gara, 10gradi e il vento balteo spazza via tutta l’umidità. Da Andrate, la partenza, si riesce a vedere con un colpo d’occhio, tutto il giro che dobbiamo fare. Fa paura.

Notiamo tra la folla un arzillo vecchietto sui 75 anni, Alex sembra conoscerlo, eh si, è lui. Si tratta di Geiger Christoph, una sorta di monumento vivente per le gare in montagna, reduce dall’UTMB, che per la cronaca è la gara bersaglio del nostro progetto, è stato premiato come atleta più anziano di sempre. Il tempo di una foto assieme, due battute e davvero tantissima stima da parte nostra e via….

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Alla partenza con Geiger Christoph

I primi 21 km passano senza il minimo intoppo, anzi addirittura splendidamente, siamo sempre assieme, noi tre. Ai ristori ci fermiamo, siamo lucidi e tranquilli. Al 40 esimo, arrivati al ristoro di Castello Masino, ci dicono che siamo rispettivamente sesto, settimo e ottavo.

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Stefano

Incredibile. Senza aver faticato più di tanto siamo messi benissimo, Alex parte subito, vuole mantenere la posizione, Stefano e Christian invece partono un po’ dopo, iniziano già a sentire i primi intorpidimenti ai muscoli. Giunti a metà gara, con oramai 7 ore di movimento inizia ad essere dura, ma ci siamo già passati, Alex si trova più avanti, per lui giornata splendida, la crisi arriva, ma metro dopo metro arriva al 91 esimo km, questo punto importantissimo, da qui “solo” 21km per arrivare, solo cuore testa e gambe. Lui ha tutti e tre, grande Alex, davvero immenso.

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Alex

Più indietro invece la solita guerra mentale per Stefano e Christian, ormai prese le misure più volte con queste crisi sanno che a volte basta tenere duro e passa. Così la prima crisi se la fanno passare piuttosto veloce, poi al 60esimo ne arriva un’altra, ma il miraggio del “ristoro con i massaggiatori” gli da la forza di arrivare.

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Christian

Da dopo i massaggi la situazione è critica, ci sono altri ristori che fanno da cornice alla lenta ma inarrestabile caduta. Al 85esimo sono davvero vicini al ritiro, tutto il corpo gli consiglia di lasciare perdere, ma niente, convinti che passerà continuano. Il ristoro dei 91, come detto, è un punto strategico perchè da qui solo 21 km di salita ed è finita. Sapete a parole è semplice, si sta presto a fare conti sui tempi, calcoli sulla fatica e quant’altro. Tutt’altra storia invece è quando ci si trova nella situazione. Christian e Stefano hanno davvero tante, troppe cose in ballo per mollare, si tratta di una gara che serve per la qualifica, si tratta di un altro ostacolo da superare, di aumentare la consapevolezza dei loro limiti. In effetti le motivazioni non mancano. Quello che manca è solamente la capacità fisica. Ogni passo è una sofferenza, un dolore. Non è semplice prendere la decisione di ritirarsi, e ancora più difficile realizzare di non essere in grado di concludere. Quando si avvicina il giudice di gara per la punzonatura, il primo a parlare, ma solamente perchè più lucido è Christian, “noi ci ritiriamo”. Parole queste, che dovrebbero aver pesato, ma non è cosi. E’ stata una liberazione, in un certo senso una presa di consapevolezza. Si sono resi conto di aver raggiunto il limite. 

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A un passo dalla fine

Tutt’altra storia più avanti. Questa è stata la giornata di Alex. Dal penultimo ristoro ha solo un obbiettivo, arrivare. Certo non è stata una passeggiata sia chiaro, ma la grande voglia di arrivare e le gambe che ancora incredibilmente lo sostengono gli permettono di tagliare il traguardo. E’ incredibile che Alex sia “sbocciato” nella sua prova più dura. Che dire?! ci sono poche parole, grande Alex, per te solo un’ultima prova e i punti saranno tutti tuoi.

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The finisher

Adesso 0-169 guarda avanti. La prossima gara sarà sempre una tre punti, per Alex come detto solamente l’obbligo di arrivare e il gioco è fatto, Christian e Stefano invece avranno un’ultima possibilità di recuperare i punti persi in questa gara. Grande la voglia di rivincita e di qualificarsi.

13. Cos’è cambiato

Settembre porta via l’estate, ci carica di quella splendida malinconia che solo  l’autunno sa dare e porta con se anche i conti da fare con quello fatto fin’ora. Ormai esattamente a metà progetto è il momento di voltarsi e guardare come procede.

Ci siamo ritrovati dopo le vacanze per la consueta riunione pre gara, questa volta pero è stato diverso. Di solito le riunioni avevano un fine pratico, si scriveva l’articolo del post, si organizzavano allenamenti e uscite oppure si montava il documentario. Questa volta invece sembravamo compagni di classe che devono ritrovarsi, nel senso più profondo del termine.  

Ultimamente ognuno di noi per un motivo o per l’altro si è distanziato dagli altri. Vedete, quando abbiamo iniziato questo progetto potevamo aspettarci di soffrire e faticare molto, di abbattere i nostri limiti e capire quanto in la potevamo spingerci, del resto non avremmo cominciato se in fondo in fondo un po’ non fossimo stati consapevoli dei nostri mezzi.

Tutto potevamo valutare sul piano fisico, e credeteci, fin qui è stata davvero dura. Una cosa peró non poteva essere considerata. Non potevamo sapere che questa esperienza, questo viaggio, ci avrebbe cambiato più profondamente di quanto pensavamo.

Finalmente ci siamo seduti e guardandoci negli occhi abbiamo cercato di capire, cosa stava succedendo? come procedeva?

Già la corsa di per se diventa un viaggio, una splendida metafora di vita, la corsa estrema, in mezzo alla natura amplifica tutto ciò, ti porta inevitabilmente a ristabilire il peso della quotidianità. Ci si accorge che siamo circondati da una superficialità talvolta ingestibile. Correndo invece ci si spoglia, perché è inevitabile, ci si mostra a se stessi per quello che si è, si diventa più autonomi nel pensiero e meno influenzati dai giudizi degli altri.

Tutto questo noi non lo potevamo sapere, e ci abbiamo fatto i conti. Ognuno di noi si è un po’ isolato dagli altri, pur percorrendo la stessa strada.

Poi, senza tanti giri di paole, quest’ultima riunione è stata la più bella, pur non avendo fatto niente di pratico. Abbiamo ristabilito gli equilibri, capito le nostre reali motivazioni, ci siamo conosciuti più nel profondo, più nudi e crudi.

Per questo motivo questo post è indirizzato “ai futuri noi”,  Alex, Cristian e Stefano che tra 10 anni, più maturi e consapevoli rileggendo l’articolo con un sorriso malinconico, come questo settembre, e una lacrimuccia, potranno rivivere questo periodo… In fondo documentare serve anche a questo……

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12. Trans d’havet

Immaginatevi sdraiati su un soffice prato in montagna, la leggera brezza estiva che vi accarezza, il tramonto in un cielo limpido e la serenità che accompagna le scampagnate con gli amici. Immaginatelo e scordatevelo subito. La trans d’havet non ha nulla a che fare con tutto ciò. E’ una gara che ti svuota, tira fuori i tuoi demoni interni, ti spoglia completamente di tutto, perchè non c’è spazio per niente che non sia determinazione, concentrazione e tenacia.

Tutto inizia venerdi notte, a mezzanotte. In altri tempi probabilmente ci avreste visto in qualche bar a programmare le prossime vacanze estive. Oggi no. Oggi si fanno i conti con la montagna, non ci sono scuse, o si portano a casa questi tre punti o tutto il lavoro fatto fin qui non è servito.

Alla partenza siamo in trecento, alcune facce note viste in altre gare, altri mai visti, il minimo comune denominatore è nella sana incoscienza del partecipare. Subito ci avvicina Federico Crotti, ci consiglia di partire piano perchè è lunga, “in 83 km fai tempo a recuperare” ci dice. Lo speaker parte con il conto alla rovescia, meno due meno uno, partiti.

Contro ogni buon senso, e spinti da una grande condizione fisica partiamo forte. Sara la notte, o forse che siamo in mezzo ad altri ultratrailer ma al primo scollinamento a 10 km siamo messi benissimo. Abbiamo seguito i consigli del coach, bevendo ogni 5 minuti e mangiando sempre qualcosina. Tutto perfetto, se non fosse per il temporale o i temporali che da l’una fino alle quattro non ci hanno mai abbandonato. A dire il vero il problema non è stata la pioggia, tantissima, ne tanto meno il vento, pungente e freddo, il problema sono stati i fulmini. Un susseguirsi incessante di lampi uno dopo l’altro e tutti pericolosamente vicini. Questa situazione ha fatto perdere a tutti e tre un pò di lucidità, a maggior ragione considerando che quando smette di piovere abbiamo già percorso poco più di 30 km.

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Quando il sole si alza all’alba, siamo nel tratto delle gallerie. Una salita scavata a mano dai soldati della prima guerra mondiale, 52 gallerie che seppur brevi ci sembravano infinite. Qui forse il momento peggiore per tutti. Bagnati per la pioggia, freddi per la temperatura e frastornati per l’insolito orario riusciamo a scollinare. Davanti a noi ancora 45 km, e tutta la giornata per arrivare. Il tempo limite per ottenere i punti della qualifica coincide con le 23:00 di sabato.

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Per fortuna al ristoro del pian delle Fugazze ci danno minestra calda. un toccasana. A questo punto un grande aiuto lo riceviamo nell’incrociare lo sguardo degli altri atleti. Fino a questo momento infatti abbiamo corso si assieme ma con l’oscurità che non lasciava intuire le fatiche degli altri. E’ sicuramente stato un aiuto. Un pò come confermare che eravamo tutti sulla stessa barca. Tutti con 40km alle spalle, tutti affaticati, stanchi, ma tutti con tantissima voglia di tagliare il traguardo. Un altro enorme aiuto arriva dal meteo. Il sole.

Allo scollinamento più in quota della gara 2200m siamo a 2/3 di gara. Ormai energie non ce ne sono molte e si va avanti quasi solo con la testa. Diciamo quasi perchè succede che si condividono tratti di gara con persone che non abbiamo mai visto prima e queste sono in grado di caricarti e darti quella marcia in più. Succede a Christian che battezza il passo spedito di Giorgio Guasina, e che senza tante parole gli consiglia andature e velocità, succede ad Alex che in preda alla fatica si accascia al suolo e viene aiutato da dei passanti, un massaggio senza tanti fronzoli o richieste, succede anche a Stefano che incontra i “Summano cobras” e con loro condivide le fatiche fino all’arrivo.

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Vedete, in una gara come questa ci si poteva aspettare di faticare, di soffrire e di arrivare vicini al ritiro, cose per altro che sono successe, ma di sicuro non potevamo aspettarci la grande energia che ci ha dato la gente della montagna. Quando si corre per tutte queste ore non resta spazio per indossare maschere o recitare parti che non ci appartengono, non ci sono energie per questo, si diventa cio che si è. “Ognuno col suo viaggio ognuno diverso” recitava Vasco, come dargli torto, gli ultratrail sono questo, un viaggio incredibile che fai con gente vera seppur diversa.

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11. Primo trailer

Ciao a tutti!! Questo il nostro primo mini-trailer del progetto, girato in questo inizio di estate.

A farci da “palco” questa volta le Dolomiti, che riescono sempre a toglierci il fiato….. Buona visione!!

10. Sempre meglio

“L’essenziale è invisibile agli occhi” recitava il piccolo principe, ed è vero, solo,  come fai ad escludere alla tua vista la magnificenza delle Dolomiti!? Come fai a non rimanere rapito, senza fiato e senza parole!? Già, difficile non sentirsi annullare dalla maestosità delle Tofane, di Croda da lago, del Civetta e li in fondo della regina, la Marmolada.

Sono le 7 di mattina quando scendiamo dalla macchina, in pianura a casa nostra il termometro segna già 30 gradi, ma quassù a passo Giau è un’ altra storia, caldo si per essere a 2300m ma, come dice Alex, è “l’energia delle Dolomiti” che ti carica a bomba.
Non parliamo molto, giusto un paio di parole per capire il giro che ha disegnato per noi Christian, e via, partiti.
L’obbiettivo di giornata è quello di fare 10 ore e 4000 di dislivello. Questo come ultimo lungo in previsione della trans d’Havet.
Dai 2300 del Giau, ci dirigiamo verso il rifugio 5 torri, costeggiando prima il monte Nuvolau.

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5 Torri

Arrivati al rifugio siamo freschi, neanche un’ ora che siamo partiti, ma già si capisce chi ha la gamba buona ed è in forma. Stefano decisamente sta bene oggi. Testa libera e gamba bella piena.
Scendiamo sul Falzarego e ci dirigiamo verso la Tofana di Rozes, siamo a 1800 quando inizia l’ascesa al rifugio Giussiani a 2600m. Le Tofane ci stupiscono, ci tolgono il fiato e non solo per la corsa ma perché sembra di essere in un altro pianeta, non c’è un gran che di vegetazione, una gran sassaia, un rigolo di acqua che a valle diventa un torrente impetuoso, qualche camoscio stranito dalla nostra presenza e alla nostra destra immensa e maestosa la Tofana, che si erge per quasi altri 1000 metri dritta come un muro inaccessibile. Davvero uno spettacolo da brividi.

Tofana di Rozes

Tofana di Rozes

Incontriamo una cascata che segna un bivio: a sinistra l’inquietante Scala di Minghel, dei gradini di ferro che si arrampicano proprio di fianco alla stessa, a destra il sentiero 403, per comuni mortali.

Alla scala Minghel

Via Minghel

Saliamo ovviamente per il sentiero, per non correre rischi inutili, ci arrampichiamo per un breve tratto su dei scalini di legno, fino a quando entriamo nella gola tra le Tofane.

Sentiero 403

Sentiero 403

Il paesaggio si trasforma, e diventa “lunare”.Le due Tofane si ergono a destra e sinistra con superiorità, e ti guardano mentre quasi sfigurato, sotto il sole cocente, non vedi l’ora di arrivare alla fine della salita, a 2600m.

Al Giussiani si gode di un panorama divino. Riusciamo a tracciare con lo sguardo tutto il giro che abbiamo fatto e che manca per arrivare. Qui ci sta una pausa, mangiamo, beviamo, e giù a tutta. Passiamo attraverso il bosco a valle per risalire verso Croda lago, le gambe stanno sempre meglio, e la corsa è bella leggera e piacevole. Stiamo bene, mai stati meglio dopo 30 km.

Dal Giussiani

Vista dal Giussiani

 

Lo scollinamento precede il lago. Un lago di acqua cristallina che fa da “giaciglio” alle creste di Croda da lago, queste frastagliate e imponenti. Corriamo lungo tutta la costa, per salire a Forcella Ambrizzola qui Christhian e Stefano danno il meglio, parte la sfida, sono un paio di km di salita ma sono in progressione, fatti a tutta negli ultimi 50 metri. Arrivano assieme. Stanno bene, come ricorderà Christian, mai stato meglio dopo 30 km.

Lago de Federa

Lago de Federa

Alex arriva poco dopo, assieme si riparte, lo scenario cambia nuovamente, i sassi lasciano posto ai prati incantati dei 2000m. Lo scatto di prima per scollinare ha sbloccato Christian e fatto venire una contrattura a Stefano. Poco male, siamo quasi arrivati, mancano due Forcelle e poi siamo a passo Giau.

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Monte Pelmo – vista da dopo Forella Ambrizzola

Qui si tirano le somme oramai. Le gambe hanno reso bene, benissimo, quasi 6 mesi fa sembrava impossibile poter fare tutta questa strada e per di più in quota. Oggi invece la facciamo in allenamento.

Le tofane - ultima vista scesi dalla forcella Giau

Le tofane – ultima vista scesi dalla forcella Giau

Certo la fatica c’è, anche qualche dolore, ma sapete cos’è cambiato rispetto l’inizio? Che stiamo capendo come prendere la montagna! Quando parlavamo con Fabio del progetto lui ci ricordava che “te la devi far prendere bene” altrimenti non vai avanti. Lo stiamo facendo. Mettiamo da parte i dolori e la fatica facendo ognuno il proprio viaggio personale, pur essendo a una manciata di metri l’uno dall’altro. Quando ci si ferma è come reincontrarsi, ma il viaggio è personale. È quel viaggio che ti devi “far prendere bene”, annulli i pensieri, ti concentri sul percorso e vivi quello straordinario presente che stai vivendo. Tutto il resto non conta, è un viaggio tuo personale, ed è li che “L’essenziale è invisibile agli occhi”

09. Trail 3 castelli

17 maggio 2015, una data da ricordare per 0-169. A dire il vero da ricordare anche per altri 100 trailers come noi, un po’ perché è stata una giornata epica tra le montagne di Gemona, ma sopratutto perché è stata la nostra prima trasferta sportiva.

Partiamo sabato verso le 15. Da subito il clima è quello giusto, assieme si sta bene e le battute in macchina ci fanno passare veloce il tempo.

Arrivati a Gemona per il ritiro pettorali incontriamo il fuoriclasse Stefano Fantuz. Scambiamo due parole e strappiamo qualche consiglio, una frase in particolare ci tornerà in mente l’indomani:  “ragazzi, questa è una gara dura!!”.

E’ ancora giorno quando ci sistemiamo al B&B, troviamo un ristorante in zona e mangiamo. I consigli presi quì e lì ci portano a ordinare pasta e riso, tanta pasta e tanto riso, il tutto affacciati ad una finestra che da sulle cime, le stesse che affronteremo in gara.

Di ritorno al B&B con la pancia piena, iniziamo a sistemare le cose. Sentiamo la tensione che aumenta, e nonostante sia ancora presto per andare a letto proviamo a dormire visto che la sveglia suonerà alle 5:00.

La sveglia suona, Stefano preso dall’entusiasmo apre la finestra. Peccato che il B&B sembra sia vicino ad una palude perché in un minuto entrano più zanzare di quante ne siano mai entrate a casa nostra durante l’estate. Grazie Stefano.

Prima di partire scambiamo due parole con Davide e Andrea, si scherza, qualche battuta sulle previsioni, fin troppo ottimistiche dei nostri risultati e poi via. Si parte.

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Abbiamo convenuto insieme al coach che la strategia ideale è quella di partire piano. Sappiamo che sarà lunga e che ci sarà tempo per dare tutto. Al primo cancello una ragazza dell’ organizzazione ci dice le nostre posizioni.

Christian passa 9, Alex e Stefano rispettivamente 31esimo e 32esimo. Incredibile pensiamo. La temperatura è perfetta e non ci fa sentire la fatica.

Parte la seconda salita di giornata, inizia la montagna vera. Un susseguirsi continuo di tornanti che ci fa passare dal bosco alle vette. Rimaniamo sempre piuttosto tranquilli, i consigli del coach sono perfetti, abbiamo passo giusto, cuore sotto controllo ma sopratutto siamo lucidi. Christian mantiene la posizione, Alex e Stefano iniziano un recupero senza grosse difficoltà. Passiamo lo scollinamento del 20esimo km rispettivamente Christian sesto, Alex e Stefano attorno alla ventesima posizione.

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Dalla cime del Cuarnan si gode di un panorama mozzafiato, quello che solo le grandi montagne sanno dare. A sud la pianura friulana e a nord la cima Chiampon. Ad una prima vista sembra inaccessibile, ci sale un brivido quando capiamo che sarà proprio quella la nostra prossima salita.

Inizia subito feroce, la più difficile mai fatta. L’organizzazione ci dice che ci sono dei tratti di via ferrata. Saliamo con l’ausilio delle mani. L’erba lascia il posto alla roccia, e gli alberi agli strapiombi. Davvero dura scollinare, ma ci riusciamo. Tanto di cappello a tutti quelli che assieme a noi hanno passato questo scoglio.

Dopo tutta quella fatica è davvero un sollievo quando senti delle voci che ti incitano e ti offrono acqua, sono gli appassionati, la gente venuta fino a qui per dare sostegno, è incredibile, un toccasana per noi. Siete stati grandi!!!

Siamo a 5 ore buone di gara, questo è il punto che abbiamo valutato come quello decisivo. Noi a più di 5 ore non siamo mai arrivati, manca metà gara e da quì in poi c’è una discesa e dei sali-scendi poco impegnativi. In poche parole chi ne ha quì mette il turbo.

Succede in un attimo, un piede messo male senza volerlo e Alex cade. Storta alla caviglia. Un duro colpo adesso. Ma si riparte, in questi momenti solo la testa non ti fà mollare.

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Al trentacinquesimo Christian è davanti, sa di essere sesto. Non è cosa da poco in una gara così e lo capisce, le salite le affronta bene, ma con le gambe ormai stanche sono le discese ad essere le più difficili. Da dietro lo riprendono in due, poi altri due e si ritrova decimo. E’ ancora un’ottima posizione, ma quando ti passano e ormai raschi il barile delle tue energie diventa un duro colpo. Iniziano le classiche domande sul “ma chi me lo fa fare?!”. Ed è in momenti come questi che se hai uno scopo lo devi tirare fuori. Qui si gioca la partita più dura per Christian. E lui la gioca bene, capisce che l’importante è arrivare oltre il limite e che ormai quel limite l’ha già passato. Ora non resta che arrivare e festeggiare la sua prima top ten. Grande Christian.

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Per Alex e Stefano invece, ancora 4 ore di dura lotta per arrivare. In questi momenti si succedono un’infinità di emozioni. Una parte di te vuole mollare, il dolore alla caviglia è forte e se lo si aggiunge alla costante paura di cadere e alla poca lucidità, prima o poi succede che cadi di nuovo ed è proprio quello che accade. In totale Alex riporta 3 importanti storte. Mancano ancora 12 km e l’ultimo cancello orario è stato superato. Sono ormai 8 ore che Stefano e Alex corrono, più a valle Christian è arrivato da 15 minuti. Poco male, anche se saranno i 12 km più lunghi duri mai fatti. Fortunatamente tutte le cose difficili prima o poi finiscono. quando si sente la voce dello speaker e si intravede l’arrivo ormai è fatta. 10h e 30 di gara segnerà il crono ufficiale. Il trail dei 3 castelli ci ha lasciato i nostri primi 2 punti per l’UTMB, ma non solo.

Come ogni esperienza fatta fin’ora sicuramente abbiamo avuto una dose di umiltà. La montagna non perdona, và presa con rispetto e non bisogna mai sentirsi supereoi. Se da un lato ti offre panorami e sensazioni indescrivibili, dall’altro ti punisce se sei arrogante e ti sopravvaluti. Ora, sicuramente più di prima, siamo consapevoli di quanta strada c’è da fare. una cosa è certa. già oggi a distanza di pochi giorni, non vediamo l’ora di fare la prossima. buone corse.

08. La Duerocche

Giunta alla 43esima edizione, ormai, la 2 rocche è diventata un passaggio obbligato per chi fa questo sport. Non solo per l’affluenza, 6000 persone, non solo per i percorsi, di  6/12/21 e 48 km, ma sopratutto perché si svolge sulle nostre colline. Le conosciamo bene, è da mesi che ci alleniamo li.

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Sono le 6:15 quando arriviamo, il clima è giusto, non fa ne caldo ne freddo. Per chi corre tante ore, il caldo dopo un  po’ sfianca. Ritiriato il pettorale e cambiati siamo pronti. Alla partenza siamo in 300. 300 temerari per la 48km. Alle 7:00 lo starter fa partire la gara. Già dai primi km Stefano sente le gambe buone, si sente in forma sta bene. Alex invece accusa gli ultimi lavori fatti e non si sente al 100%. Cristian non parla molto, ha le gambe distrutte. L’ultimo allenamento nella sua montagna preferita, il Tomatico, ha lasciato davvero il segno.

 

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Dopo pochi km di asfalto entriamo nel bosco, conosciamo bene i percorsi, a tratti anche tutte le curve e perfino gli ostacoli.
Fare una gara pero è diverso dagli allenamenti in tre. A volte dividere la fatica ti fa spingere più del dovuto, ed è quello che succede a Stefano. Dopo 45 minuti passiamo la villa di Maser, Cristian è il primo dei tre, segue Stefano e poi Alex. Tra i tre non più di 5 minuti
Il percorso ci porta da prima in zona Asolo per poi scendere per un tratto in piana, e poi risalire nuovamente ad Asolo. È il giro di boa, importante questo punto. Perché da qui in poi la gara sarà per tutti e tre durissima.

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L’organizzazione ha disegnato un percorso che si snoda tra colle San Giorgio, col del Spin, bosco del Fagarè,  e la penultima salita, le Trincee. I posti sono stupendi, e da Asolo in poi i percorsi si uniscono uno dopo l’altro. A tratti diventa difficile passare tutta la gente. Sono davvero tanti. Ci caricano, perché sanno che facciamo parte della gara lunga, si spostano e ci incitano. Per fortuna, perché con ormai 3:30 di sali e scendi nelle gambe, inizia ad essere dura resistere.

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E’ a circa il trentacinquesimo chilometro che a Stefano si spegne la luce, accade in poco tempo, cerca di resistere, e a dargli forza arriva un inaspettato incoraggiamento da dietro, è Cristian in gran rimonta. Davvero bello ritrovarsi a poco dall’arrivo, giusto il tempo di un saluto e passa, sembra aver superato le pessime sensazioni della partenza. Arriviamo all’incirca in 4:30 ore alla rocca di Cornuda. Alex ha gestito la gara perfettamente. Si è dosato ed è nei tempi prestabiliti. Inizia la discesa, che sa essere l’ultima, con passo deciso. Avviene un altro sorpasso importante. Ora Cristian si trova davanti, segue Alex e poco dietro Stefano. L’importante è arrivare ora come ora.

L’arrivo di una gara del genere è qualcosa che se non si prova rimane difficile da spiegare. Arriva un mix di stanchezza, soddisfazione e felicità. E’ stato bello vedere che ci hanno aspettato in tanti, ci hanno supportato e incitato. La concentrazione in breve lascia spazio all’emozione di un momento che vale 5 ore di gara. I nostri primi 48 delle due rocche.

 

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